La pittura di Massimiliano Soriente, mai mesta e cruda riproduzione del vero, slatentizza bagliori ed incanti, trasalimenti e accensioni, ripiegamenti, tremori, palpiti, sussulti, sospiri. E' voce dell'animo. E' fine comunicazione intersoggettiva, rarefatto e turgido riporto di un bello innervato di emozioni, senza aspre sottolineature e deformazioni, senza tumultuose, scomposte accentuazioni, senza le alide pretese di messaggi sociali che annebbiano il bello. Una malinconia agrodolce, una tenerezza incantata, smemoranti riemersioni, attese ardenti di luci in penombra, increspano segni e colori, creano una dissolta e ricomposta armonia, scivolano, lievi e frementi, fra oblii, magie, malie, desiderio stringente di smarginare, di svaporare oltre il piatto dato reale, di scostare pene e derive, gli inassimilabili ingombri del vero. Fierezza, sgomento, rassegnazione, adesione, rifiuto, fragilità, tensioni, inarcamenti, ritrosie, consapevolezze, con incomprimibile fervore, si rincorrono, si aggrumano, si scompongono, si ricompongono, si disfano ancora, si fanno evocazione, allusione, richiamo insistente all'incanto. Campiture circoscritte, ma estese oltre la captazione puramente visiva, cieli distesi, preziosi, increspati, dissolti, sfrangiati, raccolti, e sfiniti, pullulanti di polvere d'oro, chiaroscuri di acqua e di cielo, fanno da sfondo e cornice in atmosfere svanenti, evanescenti e pur piene di dati del vivo reale, della vita che freme, che preme, si rapprende e scompare. E il colore terso, distillato, rugiadoso, succoso, schioccante, sfiaccolato, asseconda le voci, le tante voci dell'animo di Soriente che cercano e trovano una cifra unitaria, accenti personali che si sfaldano nel canto corale dell'umanità. Essa è colta in momenti particolari, in oblianti abbandoni, in gaudii effimeri, in larvali acquisizioni di verità sfumanti, in obsolescenti momenti di caduche, illusorie evasioni. Soriente dipinge la poesia. Dipinge i dorsi delle colline, i suoi alberi svolanti, lontano. Dipinge le nuvole bianche, soffi che legano il mare ed il cielo sull'orizzonte strisciato di giallo, di rosa e viola, dipinge il giallo fulgente dei girasoli che svuotano il cielo, colorano le case, dipinge la sera che scolora il cielo e precipita nelle vie, dipinge la vita, i suoi colori, il suo eterno trascolorare, i suoi sfavillanti ritorni.
Soriente dipinge i lampi, le accensioni, le notti del mondo. Dipinge la poesia. I suoi mezzi toni, i suoi colori avvampanti, tra segni sinuosi, tesi, accondiscendenti, sono paradigmatici, intimi ardori, sono sfinimenti, guizzi e accensioni, sono la luce che, tra frastagli di tramonti, muore, sono lo schiudersi del nuovo giorno che apre e sconfigge la tenebra fitta, sono abissi inondati d'azzurro e di oro, sono trasparenze di bianchi innocenti.
La pittura di Soriente ha esiti di contiguità con quelli di tanti
grandi del passato e del presente. Niente è voluto. Soriente avverte l'esigenza di una comunicazione libera al di là di scuole tendenze, moduli codificati. E' affinità dell'animo, dell'intimo, aristocratico sentire. Né egli vuole autoconfinarsi in un vacuo solipsismo. Soriente dipinge per intessere un dialogo fitto, serrato, con l'umanità. Quella più integra e vera.
Delacroix affermava che il colore vive quasi a nostra insaputa.
Ne sottolineava, così, la forza potente e misteriosa. Il mistero è linfa vitale dell'Arte vera.
Soriente si affida anche ad esso.
Luigi Crescibene